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...Ho imparato a contare da solo, tra due e tre anni, come
involontariamente dimostrai a mia madre.
Mia madre stava preparando
delle polpette da mettere nel sugo. Ne preparò tre e le mise a cuocere,
mentre io assistevo alla scena. Successivamente, io andai a giocare con
mio padre in giardino, mentre mia madre rimasta in cucina decise di
mangiare una polpetta. A mezzogiorno mise in tavola le due polpette e io
sbalordito osservai: come mai erano tante, e feci il segno 3 con le
dita, e adesso sono tante, e feci il segno 2 con le dita!
Il
calcolo rapido e mentale,
piccoli trucchi scoperti da me e da un mio amico (Mauro D’Amico) all'età
di 11 anni: a quei tempi usavamo questi metodi per stupire gli amici e gli
insegnanti, scrivendo le cifre del risultato ottenuto da sinistra verso
destra (e cioè al contrario rispetto a come si ottengono nell’ordinaria
moltiplicazione), oppure calcolando il risultato mentalmente.
Oggi penso che se
avessimo avuto insegnanti ben più preparati avremmo potuto fare molto
già in tenera età. Purtroppo la mia insegnante di terza media mi colpiva
per la sua bellezza e per i suoi numeri personali (Tutti ne eravamo
segretamente innamorati), ma non per i problemi matematici
proposti. Più tardi altri professori erano più impegnati a farci
cambiare strada, ripetendolo quotidianamente, che a trasmettere la vera
matematica e non solo le quattro operazioni
In terza media si discuteva e si cercava di capire la Relatività
consultando ritagli di giornali e scrivendo formule e formule sui
manifesti attaccati ai muri del nostro paese. I manifesti sui muri erano
le nostre lavagne per la risoluzione di problemi di fisica e di
matematica, di politica e problemi sociali. Purtroppo in quel tempo
eravamo in pochi, forse solo in due. La maggior parte era interessata a
come adattarsi meglio alle condizioni politiche del tempo, e non gradiva
i nostri discorsi di comunismo-democratico, inteso come la possibilità
di poter fare qualsiasi cosa si fosse in grado di fare con il proprio
talento (Il sogno americano, senza saperlo). I più invece preferivano
cercare l'amico di turno per arrivare a godere di cose di cui mai
avrebbero potuto godere. Alcuni si sono svegliati a 40 anni, con
l'arrivo dei figli, e son tornati a raccontare cose da noi dette a 13
anni. Altri stanno ancora dormendo o fanno finta di essersi svegliati e
in realtà lavorano per peggiore il nostro mondo.
Eravamo nati con 27 anni di anticipo e questo è stato il nostro
dilemma!
continua...
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