Ognuno di noi dovrebbe essere povero almeno una volta nella vita. Per un po' di anni!
Tentativo autobiografico
 

La mia infanzia
Il periodo tedesco
Parigi 83/84
Elogio alla povertà
Il mio Ilizarov
Il periodo spagnolo
La matematica, mon amour
Le donne della mia vita
Il mio pensiero
Ateo di nascita
Rivoluzione e libertà
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...Ho imparato a contare da solo, tra due e tre anni, come involontariamente dimostrai a mia madre.
Mia madre stava preparando delle polpette da mettere nel sugo. Ne preparò tre e le mise a cuocere, mentre io assistevo alla scena. Successivamente, io andai a giocare con mio padre in giardino, mentre mia madre rimasta in cucina decise di mangiare una polpetta. A mezzogiorno mise in tavola le due polpette e io sbalordito osservai: come mai erano tante, e feci il segno 3 con le dita, e adesso sono tante, e feci il segno 2 con le dita!

 

Il calcolo rapido e mentale, piccoli trucchi scoperti da me e da un mio amico (Mauro D’Amico) all'età di 11 anni: a quei tempi usavamo questi metodi per stupire gli amici e gli insegnanti, scrivendo le cifre del risultato ottenuto da sinistra verso destra (e cioè al contrario rispetto a come si ottengono nell’ordinaria moltiplicazione), oppure calcolando il risultato mentalmente.
 

Oggi penso che se avessimo avuto insegnanti ben più preparati avremmo potuto fare molto già in tenera età. Purtroppo la mia insegnante di terza media mi colpiva per la sua bellezza e per i suoi numeri personali (Tutti ne eravamo segretamente innamorati), ma non per i problemi matematici proposti. Più tardi altri professori erano più impegnati a farci cambiare strada, ripetendolo quotidianamente, che a trasmettere la vera matematica e non solo le quattro operazioni
In terza media si discuteva e si cercava di capire la Relatività consultando ritagli di giornali e scrivendo formule e formule sui manifesti attaccati ai muri del nostro paese. I manifesti sui muri erano le nostre lavagne per la risoluzione di problemi di fisica e di matematica, di politica e problemi sociali. Purtroppo in quel tempo eravamo in pochi, forse solo in due. La maggior parte era interessata a come adattarsi meglio alle condizioni politiche del tempo, e non gradiva i nostri discorsi di comunismo-democratico, inteso come la possibilità di poter fare qualsiasi cosa si fosse in grado di fare con il proprio talento (Il sogno americano, senza saperlo). I più invece preferivano cercare l'amico di turno per arrivare a godere di cose di cui mai avrebbero potuto godere. Alcuni si sono svegliati a  40 anni, con l'arrivo dei figli, e son tornati a raccontare cose da noi dette a 13 anni. Altri stanno ancora dormendo o fanno finta di essersi svegliati e in realtà lavorano per peggiore il nostro mondo.
Eravamo nati con 27 anni di anticipo e questo è stato il nostro dilemma!

continua...

 

   

 

 

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